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Gianluca Rocca

La storia di Gianluca "Django" Rocca. Se hai qualcosa anche tu da raccontare scrivici un breve racconto biografico corredato di foto ed invialo via mail a urp@comune.poggiotorriana.rn.it. Se hai bisogno di maggiori informazioni chiama 0541/629701

Mi chiamo Gianluca Rocca, ho 25 anni e ho da sempre vissuto a Poggio Torriana, più  precisamente a Camerano, con cui ho un legame speciale. Tra le gare in bicicletta con gli amici, le merende nel negozio alimentari di mia nonna e le avventure tra le sterpaglie del fiume Uso, quel piccolo borgo si rifletteva nei miei occhi da bambino come una metropoli.

Se oggi però sono stato invitato a raccontare una parte della mia vita è per via del mio percorso sportivo. Sono, infatti, un atleta professionista di MMA ( arti marziali miste ). Se qualcuno avesse già sentito parlare di me forse l’ avrà fatto anche attraverso il mio nome di battaglia, Django.

A molti l’ acronimo MMA dirà poco, in Italia, purtroppo, non è una disciplina molto conosciuta, nonostante a livello mondiale sia lo sport più in crescita del momento. Magari qualcuno di voi avrà sentito parlare di Conor Mcgregor, atleta più rappresentativo di questa disciplina. Le MMA non sono altro che un agglomerato di tutte le varie arti marziali conosciute che portano ad avere un combattimento a 360°, tra colpi in piedi, scontri corpo a corpo e lotta a terra. A livello professionistico si svolge tutto dentro gabbia ottagonale, in 3 round da 5 minuti ciascuno, salvo fine anticipata del match per ko o sottomissione. Questa discipline affonda le sue radici con il Pancrazio degli antichi Greci, passando per il Valetudo in Brasile ed in Giappone, per poi raggiungere la popolarità internazionale con la nascita della UFC nel 1993.

La mia carriera sportiva non cominciò subito dalle MMA. Da bambino infatti,dopo una parentesi di un paio di anni nel Karate, iniziai a praticare con passione il gioco del calcio, dove a livello giovanile ottenni poi dei buoni risultati. Ma probabilmente avevo un fuoco dentro che il calcio non riusciva a placare.

Ho avuto un infanzia ed una adolescenza molto travagliata. Nonostante abbia comunque avuto tutto quello che si possa desiderare da bambini, credo che a differenza di altri ragazzi io abbia cominciato a combattere con la vita abbastanza presto. Ho infatti vissuto in maniera diretta la separazione dei miei genitori, che a causa degli avvenimenti è risultata alquanto brusca. Ricordo ancora le prime notti a casa di mia nonna dove io e mio fratello dormivamo con un materasso buttato a terra perché non c’ era ancora una stanza e un letto pronto per noi. Agli occhi di un bambino certe dinamiche sono difficili da capire. Ti restano in mente solo gli urli, le grida , e le scene più o meno violente. Poi con il tempo, superate le difficoltà, tutto torna al proprio posto. Ora la mia famiglia, mio fratello, mia mamma ed il suo compagno  Lucio,  la persona che vedo come padre, sono il valore più caro che ho.

Non so dire quanto questa esperienza possa aver influenzato il mio carattere durante la mia gioventù. Fatto stà che ero un ragazzino turbolento, ed assieme alla mia compagnia succedeva spesso di andare in discoteca o allo stadio e ritrovarsi in mezzo ad una rissa. Nonostante questo e tante altre cazzate che abbiamo fatto , non ho mai pensato che facessi parte di “brutte compagnie”. Tanti sono ancora miei amici e sono persone con sani principi e valori. Avevamo semplicemente bisogno di crescere.

Divenni in fretta “ il picchiatore del quartiere”,  mi sentivo rispettato e la cosa mi piaceva. Niente di più stupido capiì in seguito. Il rispetto, quello vero, si guadagna in altri modi. Con i casini che combinavo in giro la situazione in casa non era certo delle migliori. Si litigava spesso. A quel tempo avevo una ragazza, che viveva spesso nel limbo tra la  mia esuberanza e il rapporto con la mia famiglia, e mi stava sempre vicino. Credo sia stata una persona importante nel mio passaggio da ragazzino a uomo e della mia redenzione. Quando le nostre strade iniziarono a separarsi, cominciai ad allenarmi seriamente e a combattere. Ecco, mi piace pensare che tutto abbia avuto un senso.

Il mio approccio con gli sport da combattimento iniziò comunque prima, intorno ai 15-16 anni frequentai per qualche mese dei corsi di Pugilato, ma poi non continuai ,avevo in testa ancora il calcio. Poi  un paio di anni dopo iniziai a praticare la Thai Boxe.  Cominciavo a capire le dinamiche e mi appassionai.  Dopo una parentesi in un'altra palestra , venni a conoscenza della “Palestra Pride”: il livello dei ragazzi era alto e c’era un coach molto preparato, Andrea Carpi. Misi per la prima volta piede li dentro e da li incomincio la mia carriera. Oltre alla Thai boxe, in palestra si praticavano anche le allora per me poco conosciute MMA. Fù amore a prima vista, era quello che volevo fare! Così cominciai a combattere di Thai Boxe e nel frattempo studiavo e mi allenavo per debuttare nelle più complicate MMA. Collezionai 15 match di Thai Boxe, di cui 12 vinti 2 persi e uno pareggiato, e qualche combattimento di Grappling ( lotta senza colpi ). Poi finalmente il debutto, prima da dilettante poi da professionista.

Oggi vanto un record di 6 vittorie, di cui 4 per KO, e nessuna sconfitta tra i professionisti. Per le più importanti testate giornalistiche del settore sono classificato quinto in Italia e trentesimo in Europa nella mia categoria di peso. Sono seguito da una agenzia che si occupa di me ( Superbia Management,ndr), sono socio della palestra in cui mi alleno, mi sono tolto tante soddisfazioni, ma come dico sempre “ ho appena cominciato”. La scalata è ancora lunga per dove voglio arrivare io.

Essere un atleta professionista di questa disciplina è dura. Ci vuole tempo e dedizione, ci si allena più volte al giorno, si gira tra Italia ed estero per allenarsi con i migliori,  si deve essere pronti a convivere con infortuni, acciacchi vari, regimi alimentari ristretti, ed imparare a gestire le emozioni. Eppure tutti i sacrifici vengono ripagati quando si entra in gabbia e quando si indossano i guantini. Difficile spiegare cosa si prova prima, durante e dopo un combattimento. La concentrazione, la paura che diventa adrenalina, la adrenalina che diventa libidine. L’ odore acre del sangue, i colpi che rintoccano nell’ arena.  Il non sentirsi mai al sicuro, il rischio di compromettere se stessi. Non c’è niente di paragonabile, niente che ti faccia sentire piu “ vivo “. È una sensazione che ti rimane dentro per tutta la vita. Per me è semplicemente  il massimo.

Non so se questo sport abbia cambiato la mia vita, quello che so è che ora è la mia vita. Devo tanto a questo sport, mi ha consegnato tanti valori tra cui il rispetto del prossimo e  la cultura del lavoro. Mi piacerebbe che si sdoganasse il falso mito che racconta di uno sport violento, che ti porta solo ad essere ancora più violento. Questo sport, se fatto consapevolmente, prende dei ragazzini e forma degli Uomini e delle Donne.

Spero che questa mia piccola storia vi sia piaciuta e chissà magari abbiate trovato ispirazione. Reagite sempre alla vita e inseguite i vostri sogni.

“Ne io ne tu,nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’ importante è come sai resistere ai colpi, come incassi, e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti… così sei un vincente! E se credi di essere forte lo devi dimostrare che sei forte”  (dal film Rocky)

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pubblicato il 2020/02/06 09:15:39 GMT+1 ultima modifica 2020-02-06T09:15:39+01:00

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