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Guido Muscioni

La storia di Guido Muscioni. Se hai qualcosa anche tu da raccontare scrivici un breve racconto biografico corredato di foto ed invialo via mail a urp@comune.poggiotorriana.rn.it. Se hai bisogno di maggiori informazioni chiama 0541/629701

Sono nato nel 1994 a Cesena. Ho sempre vissuto a Santo Marino. Ho fatto le elementari alla scuola Marino Moretti, quando ancora era priva dell’ampliamento, ricordo ancora qualche maestra.

Le medie le ho fatte alla Teresa Franchini (vicino la stazione) a Santarcangelo. Ricordo la mia insegnante di matematica, Maria Grazia Rosati.Credo che maestri e professori siano la chiave della crescita di una persona e sono dispiaciuto quando sento storie di studenti che non rispettano gli insegnanti o peggio ancora, quando sono gli stessi genitori a farlo. Mia madre faceva completo affidamento sui maestri. Una nota sul diario, un voto basso, erano tutte buone ragioni per ricordarmi che in gioco era il mio futuro e che se non mi impegnavo ne avrei poi subito le conseguenze.

Riguardo le superiori, ho fatto il Liceo Scientifico Marie Curie. Tutti gli insegnanti delle scuole medie erano mi avevano consigliato l’ITIS, tranne Maria Grazia (l’insegnante di matematica), lei era convinta che con impegno non avrei avuto problemi.

Il primo quadrimestre fu un disastro, 5 in matematica, 6 in italiano e credo 4 in latino. Nel secondo mi ripresi, nessun debito e un 8 in matematica. Dal secondo anno cominciai a studiare più seriamente,ero altamente sbilanciato verso le materie scientifiche, ma non ho mai tralasciato le umanistiche. Un’istruzione superiore varia e completa sta alla base della cultura personale di un giovane (che sia al liceo o in altri istituti). Mi sono diplomato con 90/100 e un 15/15 nella prova di matematica.

Alle superiori mi sentivo già più grande, ero in controllo, sapevo che per un buon voto bisognava studiare. Cominciavo a fare qualche sacrificio, studiare fino a notte fonda, non divertirsi il weekend per studiare, sono solo alcuni. Le superiori erano già piene di opportunità. Vi faccio qualche esempio: io non sono mai stato un grande sportivo, ma, arrivato alle superiori, col professore di educazione fisica Paolo Pagliacci, ho cominciato a giocare a badminton. Già dal secondo anno, la squadra si è sempre qualificata ai nazionali, abbiamo sempre vinto i regionali. Ci allenava il nostro prof due pomeriggi a settimana, stavamo a scuola anche il pomeriggio, ma eravamo una bella squadra, queste sono cose che ti fanno crescere. Un altro esempio sono gli open day. Vi era la possibilità di aiutare i professori nel mostrare ai possibili nuovi studenti cosa si poteva imparare. Iomi occupavo di qualche esperimento di chimica.Era bello vedere, l’anno dopo, dei ragazzi in prima che mi riconoscevano, averli aiutati un po’ nella scelta significava che il mio lavoro lo avevo fatto bene. Anche le giornate del FAI erano ottime attività. Ho fatto la guida all’Accademia dei Filopatridi a Savignano e alla casa natia di Giovanni Pascoli. Chi avrebbe mai pensato che poi in America leggendo il mio curriculum qualcuno sottolineasse le attività di volontariato. Tutto questo era sempre guidato dai professori. Vi erano quelli come Luca Gori (fisica e matematica), che cercavano di aiutare sempre, quelli come Maria Bergamaschi (storia dell’arte), che ti facevano vivere la materia, oppure quelli comeCrociani o Manfredini, che ti insegnavano rigore e rispetto. Ricordo ognuno di loro (non solo i menzionati) e so benissimo quello che ognuno di loro mi ha lasciato. Le superiori si cominciano a 13 anni e si finiscono a18, entriamo bambini ed usciamo maggiorenni, quello che impariamo in questo periodo ci caratterizzerà per il resto della nostra vita, per questo io ringrazio ogni singolo professore.

Nei mesi prima dell’esame di maturità, precisamente il 18 Aprile del 2013, andai a Milano a fare il test di ingresso per il Politecnico. Fui ammesso subito, lì, il risultato te lo danno 1 secondo dopo che il test finisce.

Scelsi Ingegneria Informatica, mi piacevano i computer. Quindi sono partito per Milano, avevo appena compiuto 18 anni. Sono andato in quella città da solo, lasciando la mia famiglia e i miei amici in Romagna. Ero convinto che avrei avuto difficoltà nel trovare nuovi amici, ma così non è stato. L’ambiente universitario è parecchio differente da quello delle superiori. Inoltre Milano è una città molto diversa da Savignano o Santarcangelo oRimini. Il primo giorno ho conosciuto le persone con cui ho studiato tutti i restanti anni di università.Milano per crescere è davvero un toccasana, quella città funziona ed è molto più simile a città come Londra o Chicago. Non ha paura di cambiare, ci prova sempre (e qualche volta sbaglia anche). Mi sono laureato in triennale nel Settembre del 2016 con 105/110 e mi sono subito iscritto alla laurea magistrale nella stessa materia. Dopo due mesi dall’inizio ho deciso di iscrivermi alla doppia laurea Polimi e UIC, University of Illinois a Chicago. Il programma è differente dagli Erasmus o Erasmus+. Si tratta a tutti gli effetti di una nuova iscrizione all’università Americana, il Politecnico attesta il superamento di determinati esami durante il primo anno ed il secondo anno viene seguito a Chicago. Il risultato sono due diplomi di laurea magistrale.

Ho sempre avuto il sogno americano, appena compiuti 18 anni mio padre mi portò a New York. Alicia Keys, la famosa cantante americana (di New York) dice in Empire State of Mind (L’Empire fa stato, riferendosi all’Empire state building e in generale alla città di New York): “Big lightswillinspireyou”, ovvero “le grandi luci ti ispireranno”. Quello mi era successo, fino a quel momento avevo visto l’arco di Piazza Ganganelli, il Colosseo a Roma, San Pietro, tutte cose molto belle, ma New York mi ha colpito, tutto era nuovo, grattacieli, parchi enormi, la gente che cammina col caffè in mano e quelle grandi luci.

Avevo già capito che io volevo provarci, volevo avere l’opportunità di provarci, perché questo è importante. Non è mia intenzione convincere qualcuno ad andare in America e in generale all’estero. Quello era il mio obbiettivo, ed ognuno deve avere l’opportunità di inseguire i propri obbiettivi. Questa è una delle ragioni per cui scelsi il Politecnico di Milano. Quella scuola cerca in tutti i modi di internazionalizzarsi, creare progetti con istituzioni e università internazionali, ottenere fondi per fare ricerca. Pensate che, dato che i fondi italiani scarseggiano, il Poli organizza maratone per raccogliere fondi, conquista grant (bandi) europei per progetti di ricerca, cerca in ogni modo di finanziarsi per investire sugli studenti, la risorsa più importante non solo per il Politecnico, ma per tutte le università.

Anche all’università siamo noi studenti ad avere quasi sempre il controllo di quello che succede. Gli esami sono solo una parte di quello che uno studente può fare, vi sono tantissime altre opportunità e siamo noi a deciderle se coglierle o meno. La laurea, di fatto, dipende solo dagli esami. Completando tutti gli esami e scrivendo una tesina ci si può laureare anche con lode.

In magistrale, ho preso la decisione di entrare in uno dei laboratori più produttivi del Politecnico di Milano, il NECSTLab (Novel, Emerging Computing System Technologies Laboratory).È molto diverso da studiare un esame, per quello ti organizzi da solo, mentre un progetto in laboratorio dipende da tante cose e non si è mai da soli. Il professore che dirige il laboratorio, Marco DomenicoSantambrogio, non ci insegnava solo l’informatica, ci dava lezioni di economia aziendale, story telling. Ci insegnava a parlare in pubblico e a non essere spaventati ma ad essere fieri del nostro lavoro. Al NECST è normale stare svegli tutta la notte per finire un progetto, consegnare una pubblicazione o concludere una presentazione. La cosa bella è che lo fanno tutti, non si è mai da soli a farlo e questo aiuta tanto.

Ad agosto 2017 sono arrivato in America, dove ho avuto la possibilità di partecipare ad un progetto di ricerca fantastico: lo sviluppo di un sistema hardware e software per riconoscere le attività di animali, in particolare babbuini. Un progetto in cui hanno collaborato e collaboranovari istituti: UIC, l’università della California, Princeton ed il Politecncio di Milano (tramite il NECSTLab). Quello che abbiamo creato è composto da un collare ed un braccialetto e da un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di trasformare le letture dei sensori in attività come camminare, correre, dormire, arrampicare e tante altre.

A giugno 2018, con il NECSTLab, sono stato membro della Necst Group Conference, una “conferenza” itinerante che si svolge a San Francisco. Due settimane in cui studenti e ricercatori presentano i propri progetti a università come Berkely o Stanford e aziende come Microsoft e Facebook. Io presentai la prima versione dell’algoritmo per riconoscere le attività animali.

Nell’agosto del 2018 ho avuto la possibilità di andare in Kenya, a testare sul campo tutto il progetto,un’esperienza meravigliosa. Alloggiavo all’MPalaResearch Centre, un centro di ricerca immerso nella savana, in un’area accessibile solo dai ricercatori, dove sono gli animali ad essere i padroni. Erano presenti circa 70 ricercatori nel campo della biologia, ecologia e antropologia. Il mio team era composto da 8 persone, 4 ingegneri (di cui due italiani, io ed un mio collega) e 4 biologi.

Come ho detto prima, l’America mi è sempre piaciuta, quindi ho deciso di rimanerci e continuare a fare nuove esperienze. Insieme ad altri quattro italianimi sono iscrittoad un Hackathon (una competizione informatica) a Chicago, sponsorizzato da Bosch e KPMG. Queste competizioni sono sponsorizzate da grandi aziende che solitamente propongono un problema da risolvere. Questo perché le persone esterne all’azienda potrebbero avere visioni completamente differenti e proporre soluzioni sfruttandotecniche che prima non erano state nemmeno immaginate. Abbiamo vinto quella competizione ed abbiamo deciso di fondare un’azienda:Wepo, che si occupa di intelligenza artificiale e machine learning. In questa azienda, io mi occupavo degli algoritmi di intelligenza artificiale. Nel frattempo, ho continuato a lavorare come ricercatore, sempre affiliato con il Politecnico di Milano e UIC.La mia prima pubblicazione è stata accettata nell’agosto 2019 da KDD (Knowledge Discovery in Databases), la miglior conferenza al mondo nel campo dei dati e dell’intelligenza artificiale. Ad agosto 2019 infatti, subito dopo aver discusso la mia tesi in Italia (108/110), sono volato in Alaska, ad Anchorage. Per 5 giorni, in quella città, ho partecipato a KDD, mostrando e presentando la mia ricerca a ricercatori, studenti e aziende provenienti da tutto il mondo, uniti dalla voglia di imparare e conoscere.

Recentemente, ho partecipato ad un altro hackathon sempre con una squadra tutta italiana qua a Chicago. La competizione è stata sponsorizzata da Clayco, Autodesk e Carterpillar, e ospitata da Builtworlds, tutte aziende del settore delle costruzioni. Dopo tre giorni abbiamo presentato la nostra soluzione ai giudici, vincendo il primo premio.

Dopo la conferenza in Alaska, ho capito che la scelta che avevo preso nel fondare Wepo non mi stava dando quello che mi aspettavo. Ho deciso quindi di lasciare l’azienda e cercare lavoro. Circa un mese dopo ho avuto le mie prime offerte. Non sempre le scelte sono che prendiamo sono giuste per noi, ma si può sempre rimediare.

Tutto quello che ho descritto ovviamente non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di un sacco di persone. In particolare voglio menzionare la mia famiglia, mio padre e mia madre, Mario e Roberta. Io sono stato molto fortunato, non solo perché i miei genitori hanno avuto le possibilità economiche per permettermi di realizzare i miei sogni, ma perché loro mi hanno sempreappoggiato. Ricordo ancora mia madre alle elementari ed alle medie a cercare di insegnarmi che lo studio era importante, che se volevo un bel lavoro dovevo studiare. Lavoravano e lavorano tantissimo per permettermi tutto e non farmi mancare niente.

Il 18 Aprile del 2013, quando a Milano superavo il test di ingresso al Politecnico, mia madre era con me. Ricordo ancora i suoi occhi, sorridevano, ma erano anche tristi, lei sapeva già che quello significava che me ne sarei andato da casa. Lasciare la propria famiglia e i propri amici non è mai una scelta facile. Ho conosciuto persone meravigliose sia a Milano che in America, ma gli amici d’infanzia e la famiglia rimangono per sempre.

Mentirei se dicessi che tutte le mie esperienze sono state facili. Quello che ho descritto sono i miei successi, le cose che sono andate bene, il percorso, chiaramente, è stato molto difficile. I no che ho ricevuto, gli esami andati male, le pubblicazioni rifiutate perché non abbastanza all’avanguardia, sono solo alcuni delle cose che ho dovuto superare. Quello che posso dire è che l’impegno e la costanza aiutano sempre e prima o poi le cose si muovono nella direzione giusta.

Se dovessi dare dei consigli ai giovani gli direi di seguire i propri sogni, la classica frase che si ascolta nei film e nei libri, tuttavia, ritengo che sia giusta. L’importante è farlo nel modo giusto.Nella società di oggi non si ha niente per niente. Sono i nostri obbiettivi e le nostre ambizioni che ci permettono di crescere e prima o poi si arriverà ad un punto in cui si è soddisfatti. Inoltre, imparate l’inglese!

Se ti riconosci nella descrizione della nuova rubrica e ti senti rappresentativo, scrivi un breve racconto biografico corredato da un paio di foto ed invialo via mail a urp@comune.poggiotorriana.rn.it
Se hai bisogno di maggiori informazioni chiama 0541/629701

 

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pubblicato il 2020/01/03 09:17:00 GMT+1 ultima modifica 2020-01-20T09:28:53+01:00

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